Carlo Tavecchio è il nuovo presidente della F.I.G.C., che piaccia o meno. E Antonio Conte è il nuovo commissario tecnico dell’Italia, piaccia o meno con patate. Nei prossimi due anni, il calcio italiano sarà nelle loro mani. L’ex capo del calcio dilettantistico dovrà gestire un periodo che porterà a nuove elezioni, ed una riforma al mese potrebbe non bastare a guarire l’attuale sistema calcio. L’ex allenatore della Juventus dovrà invece ricostruire la Nazionale.
Non si capisce chi dei due avrà il compito più difficile. Tavecchio è dirigente e politico di lungo corso. In campagna elettorale ha commesso qualche gaffe di troppo, ma nel Palazzo sa come muoversi. Tradotto: se lo vorrà, potrà iniziare a riformare il calcio italiano, e rapidamente, dopo aver reso il calcio minore un’azienda produttiva come poche. La domanda, forse retorica, è capire se i padroni del vapore hanno davvero voglia di cambiare le carte in tavola.
Quanto a Conte, era semplicemente il miglior allenatore disponibile sulla piazza: tre scudetti consecutivi non si vincono mai per caso, e pazienza se la nostra federazione è talmente povera da dover chiedere allo sponsor di contribuire a pagare il lauto ingaggio del nuovo cittì. L’Italia avrà un tecnico che odia perdere, e che cercherà di trasmettere agli azzurri quella carica che ha fatto della sua Juve un rullo compressore, almeno entro i patrii confini.
Restano aperte ed irrisolte tante altre questioni, a partire dalla gestione dei vivai passando per gli stadi. E non basteranno certo due anni per cambiare volto ad un paese che, dopo un secolo e mezzo di storia, non sembra ancora un’autentica nazione, divisa ancora tra tanti (troppi) campanili. Buon lavoro a Tavecchio e Conte, con la consapevolezza che se anche lavoreranno 24 ore al giorno, nulla cambierà se non sarà il sistema a voler finalmente cambiare.
Marco Santopaolo

















































