L’eleganza della Semplicità: Quando il Valore di un Uomo Supera un Posto di Blocco
di Michele Di Franco
Castel di Sangro è diventata per una notte il palcoscenico di una lezione di stile, umiltà e rigore morale. Una lezione impartita non da un predicatore, ma da un professionista del calibro di Giovanni Manna, direttore sportivo del Napoli, la cui auto è stata fermata per un controllo di routine dei Carabinieri di Castel di Sangro.
I fatti di cronaca. Rientra in albergo dopo una cena per festeggiare il compleanno di Antonio Conte. Un controllo alcolimetrico. Un valore di 0,6 g/l, un superamento del limite di 0,1 rispetto al consentito. Infrazione contestata, sanzione comminata, ritiro della patente. Fine della storia giudiziaria.
Ma è qui che inizia la storia umana, quella che la cronaca nera e scandalistica troppo spesso ignora, preferendo il clamore della trasgressione alla quiete della correttezza.
In una realtà come quella italiana, e ancor di più in un piccolo centro dove le relazioni personali possono spesso abbreviare le pratiche giudiziarie, ci si aspetterebbe il tentativo di chi, ricoperto di autorevolezza, prova a brandire il proprio “nome” come un lasciapassare. Quella frase, mai pronunciata ma sempre in auge: “Lei sa chi sono io?”.
Giovanni Manna non l’ha neppure pensata. Ha scelto la via più semplice, più difficile e, in ultima analisi, più elegante: quella della totale trasparenza e del rispetto per lo Stato e per chi ne indossa l’uniforme. Ha accettato con humilitas la contestazione, ha sottoscritto il verbale, ha riconosciuto – senza alcuna reticenza – la piccola imperfezione in un momento altrimenti lieto.
Questo non è un articolo per giustificare l’infrazione. Le regole sono sacre e vanno rispettate, soprattutto da chi ha un ruolo esemplare nella società. Questo è, piuttosto, un elogio di come si affronta una piccola sconfitta, un errore momentaneo. La grandezza di una persona non si misura quando tutto procede per il verso giusto, ma quando si trova di fronte a un intoppo, a un imprevisto che minaccia la propria immagine.
Manna, in quel momento, non ha pensato alla propria immagine. Ha pensato al suo dovere di cittadino. Ha pensato a non mettere in imbarazzo i militari dell’Arma, intenti a svolgere un lavoro ingrato ma essenziale. Ha scelto di non usare il proprio status come un’arma per tagliare la testa al toro, ma di usare il proprio carattere come esempio di civiltà.
In un’epoca in cui il privilegio e la supponenza sembrano spesso moneta di scambio, quel silenzio attivo, quella compostezza davanti alla Legge, risuonano come un atto di rara dignità. È l’eleganza di chi sa che il proprio valore non viene intaccato da una multa, ma anzi, può essere magnificato da un comportamento irreprensibile.
La vera notizia, quindi, non è il superamento del tasso alcolimetrico. La vera notizia è il superamento di un modello tossico di arroganza e presunzione. Giovanni Manna, forse senza neppure avercene l’intenzione, ha ricordato a tutti una verità elementare: la prima forma di rispetto verso gli altri e verso se stessi passa dal riconoscere, con grazia, i propri errori.
È una lezione di stile e di umiltà che vale più di mille discorsi. E in un piccolo paese di provincia, un grande uomo ha scelto di essere, semplicemente, un cittadino. E in questo, è stato straordinario.





















































