Castel di Sangro – Un giovanissimo pregiudicato è stato nuovamente arrestato in flagranza ieri sera a Castel di Sangro per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Un’aliquota della Radiomobile dei Carabinieri della locale Compagnia ha bloccato un tunisino 20enne nei pressi del terminal degli autobus, un luogo diventato ormai critico per il fenomeno dello spaccio.
L’operazione, scattata nel tardo pomeriggio, ha portato al ritrovamento di 10 dosi di cocaina, per un peso totale di circa 5 grammi. Il giovane, sorpreso con la droga pronta per la commercializzazione, è stato immediatamente tratto in arresto. Dopo l’espletamento delle formalità di rito, è stato trasferito presso il CAS di Alfedena, la struttura che lo ospita, in attesa del rito direttissimo.
Quello che desta allarme e profonda preoccupazione tra le forze dell’ordine e la comunità è un dato allarmante: si tratta dello stesso soggetto già arrestato meno di un mese fa sempre nel centro di Castel di Sangro per analoghi reati. La rapidità con cui è tornato a operare nello stesso luogo evidenzia un circuito criminale resiliente e una pericolosa recidività.
Il fatto getta una luce inquietante su un’emergenza sociale più ampia. Il terminal degli autobus, snodo vitale per la mobilità, sta diventando un punto di riferimento sia per i viaggiatori che per attività illecite. È un luogo frequentato da molti minorenni del posto, i quali, in modo del tutto inconsapevole, potrebbero essere adescati e trascinati nel giro della droga e in sbagliate frequentazioni.
Le Forze dell’Ordine sono impegnate in un presidio costante del territorio, ma l’aspetto repressivo da solo non basta. È necessario un profondo coinvolgimento della comunità, a partire dalle famiglie. L’appello che viene lanciato è diretto e urgente: parlate con i vostri figli. Monitoratene le abitudini, i cambiamenti d’umore e le compagnie. Non sottovalutate questo problema, che non è un episodio isolato, ma il sintomo di un malessere insidioso che rischia di compromettere il futuro dei giovani più vulnerabili. La prevenzione e il dialogo familiare rappresentano l’ultimo, fondamentale baluardo per proteggerli.
























































