Pietransieri, il dolore che diventa seme: “Qui, dove la guerra uccise 128 innocenti, nascerà un premio per la pace”
ROCCARASO (AQ) – Un grido silenzioso si leva dalla terra di Pietransieri, un borgo che non dimentica. Ottantadue anni dopo, il Sacro dei Limmari torna a parlare con la voce straziata dei 128 martiri – donne, bambini, anziani – trucidati dalla furia nazista il 21 novembre 1943. Oggi, tra le sue mura sacre, risuona una proposta di speranza, un coraggioso appello alla fraternità che vuole trasformare l’epicentro del dolore in un faro di pace.
Nella Giornata della Memoria per l’eccidio, coincisa con la Festa della Presentazione di Maria, la comunità si è stretta in un abbraccio collettivo. Tra le autorità civili e militari, la voce più attesa era quella di Mons. Michele Fusco, Vescovo di Sulmona-Valva. La sua è stata una omelia potente contro l’orrore che, ieri come oggi, nega il volto del fratello.
“Chi sono i miei fratelli?” La domanda che scuote le coscienze
Partendo dal Vangelo – “Chi è mia madre e i miei fratelli? Coloro che fanno la volontà del Padre mio” – Mons. Fusco ha lanciato una domanda che è un pugnale al cuore della storia. “Chi sono i miei fratelli?”. Ha messo in relazione la fraternità tradita dei Limmari con i fratricidi moderni, dalle guerre in corso ai femminicidi che insanguinano le cronache. Un filo rosso di sangue che unisce la Linea Gustav alle nostre città.
“Con la guerra ancora in atto in vari posti non c’è rispetto per la vita del fratello”, ha tuonato il Vescovo, con un monito perentorio che è anche un invito urgente: “Guardare all’altro come un fratello da rispettare ed amare”. In ogni contesto. Sempre.
La Proposta: un Premio per la Pace nato dalla terra martoriata
Poi, il gesto che segna una svolta. Proprio lì, davanti al Cenotafio che custodisce le spoglie di una fratellanza spezzata, Mons. Fusco ha lanciato il suo appello al Sindaco e alle istituzioni: “Propongo di costituire qui a Pietransieri un premio per la pace”.
Un’iniziativa che vuole coinvolgere scuole e istituzioni, per generare una cultura della pace lì dove si è consumata la massima negazione dell’umano. “Dove c’è stata una grande sofferenza… possa nascere un percorso di pace e fraternità”. È la profetica missione di un luogo di memoria: non solo ricordare, ma agire.
La risposta del Primo Cittadino di Roccaraso non si è fatta attendere, raccogliendo e rilanciando con forza la proposta. Un’alleanza istituzionale che sigilla una promessa: la memoria di una delle pagine più oscure d’Abruzzo non sarà un capitolo chiuso, ma un impegno concreto per le nuove generazioni. A Pietransieri, il seme della pace è stato piantato. Ora tocca a tutti farlo germogliare.





















































