Lo chef tre stelle Michelin del Reale incontra gli studenti del ‘Patini-Liberatore-De Panfilis’: una lectio magistralis sul valore della cucina di territorio, della tecnica assorbita e del sacrificio contro le sirene del facile successo social.
ROCCARASO – Una lectio magistralis sulla professione, un viaggio nella cucina di territorio e una riflessione profonda sul valore della tradizione come solida piattaforma per l’innovazione. Questo è stato l’incontro tra Niko Romito, lo chef tre stelle Michelin del ristorante Casadonna Reale a Castel di Sangro, e gli aspiranti chef e operatori di sala dell’Istituto Alberghiero ‘Patini-Liberatore-De Panfilis’, nella sede. Un seminario tecnico e motivazionale che ha messo a nudo i cardini di una carriera di eccellenza nel settore della ristorazione.
Romito, voce autorevole della gastronomia italiana, ha delineato con precisione chirurgica il percorso necessario per costruire una professionalità solida. Umiltà, formazione e passione sono stati indicati come i tre pilastri imprescindibili. “Tutto deve partire da un concetto apparentemente semplice“, ha affermato lo chef. “La tradizione è la migliore evoluzione della cucina. Senza tradizione, l’elaborazione di un qualsiasi piatto risulterà ‘piatto’, non emozionante. Ogni preparato deve trasmettere emozioni e competenze“.
Un monito chiaro, soprattutto per le nuove generazioni, che Romito ha espresso senza mezzi termini, mettendo in guardia dai “facili successi” di certa comunicazione social e gastronomica effimera. “Troppo spesso i giovani, probabilmente trasportati da influencer che si cimentano su piattaforme come TikTok, elaborano piatti alla ricerca di tecniche non ancora comprese, non ancora assorbite e fatte proprie”, ha osservato. “La base di partenza deve essere sempre la stessa: una grande pasta e fagioli, o uno spaghetto al pomodoro, fatti con passione, ricerca e dedizione per carpirne i segreti nascosti. Sono piatti solo in apparenza banali, che racchiudono tutta la complessità della ricerca“.
Il focus si è quindi spostato sul valore delle trattorie e della cucina territoriale, definita “base e fulcro della nostra tradizione culinaria, invidiata in tutto il mondo”. Per Romito, questi luoghi rappresentano il vero punto di partenza per comprendere territorialità, radice culturale e quella complessità che parte dall’accoglienza e dalla ricerca di empatia con il cliente. “Servire è mettersi al servizio degli avventori per consentire loro di vivere un’esperienza indimenticabile“, ha sottolineato, descrivendo un settore fatto di “sacrifici, costanza e rinunce”.
A introdurre l’incontro, la dirigente scolastica Luigina D’Amico ha evidenziato come il seminario si inserisca nel solco della crescita esponenziale dell’istituto, recentemente arricchito di nuovi laboratori e tecnologie all’avanguardia. Una trasformazione radicale notata dallo stesso Romito, tornato in quelle aule dopo anni, e che punta a fare dell’indirizzo una specializzazione di altissimo profilo formativo.
Il sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato, amico trentennale dello chef, che ne ha elogiato una delle doti fondamentali: l’umiltà e la capacità di ascolto.
L’evento si conferma come un tassello fondamentale nel percorso di alta formazione dell’istituto, offrendo agli studenti modelli tecnici per sviluppare una propria filosofia professionale: solo una salda padronanza della tradizione e delle basi tecniche, unite a un’etica del lavoro rigorosa, può permettere un’evoluzione creativa autentica e di successo nella ristorazione contemporanea.
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