Violenza di Genere, una Piaga Sociale che Non Conosce Tregua. Le Istituzioni non Abbassano la Guardia
Sulmona – Non arretra, nonostante le campagne di sensibilizzazione e un apparente aumento della consapevolezza collettiva, l’onda oscura della violenza di genere. Un fenomeno strutturale e sistemico, che affonda le sue radici in un retaggio culturale tossico e pervasivo, figlio di stereotipi e disuguaglianze che faticano a essere eradicati. In questo scenario allarmante, le aule di giustizia diventano l’ultimo baluardo per la tutela delle vittime, come dimostra l’azione incessante del Tribunale di Sulmona.
Solo nel corso del 2025, infatti, i magistrati hanno già ottenuto dodici provvedimenti cautelari a carico di indagati per reati riconducibili a questa tipologia di violenza. Un dato che, se da un lato fotografa un’emergenza sempre viva, dall’altro testimonia la massima attenzione delle autorità giudiziarie nel valutare i casi e nell’adottare misure tempestive per proteggere le persone a rischio.
I provvedimenti disposti sono tra i più incisivi previsti dalla legge: si va dal divieto di avvicinamentoai luoghi frequentati dalla vittima, spesso associato all’obbligo del braccialetto elettronico per monitorare gli spostamenti dell’indagato, fino al più severo divieto di dimora nella città o nel quartiere. In tre casi, ritenuti di gravità assoluta, la magistratura ha valutato che solo la custodia cautelare in carcere potesse rappresentare una garanzia sufficiente, optando per questa misura estrema.
Il numero di interventi si mantiene stabile rispetto al 2024, quando furono undici, indicando una triste costanza del fenomeno. Questa stabilità numerica, tuttavia, non deve ingannare: dietro ogni provvedimento c’è una storia di sofferenza, un racconto di paura e soprusi. È la conferma che la violenza, soprattutto quella che si consuma tra le mura domestiche, non è un fatto privato ma una questione di pubblica sicurezza, che richiede una risposta ferma e immediata.
E l’allarme non risuona solo nel capoluogo peligno. Preoccupanti segnalazioni giungono anche dall’Alto Sangro, dove l’attività del Centro Antiviolenza “Donna” di Castel di Sangro – presidio fondamentale di ascolto e supporto – continua a registrare un flusso costante di richieste di aiuto. Questa diffusione sul territorio dimostra come il fenomeno sia trasversale e colpisca ogni comunità, dalle aree urbane a quelle più interne.
L’azione repressiva dei tribunali è cruciale, ma da sola non basta. La vera sfida, come sottolineano gli operatori dei centri, rimane culturale: smantellare quel retaggio che ancora giustifica, minimizza o occulta la violenza. È un lavoro di prevenzione che deve partire dalle scuole, dai media, dal linguaggio di ogni giorno. Solo affiancando alla giustizia penale un profondo cambiamento sociale si potrà sperare, un giorno, di vedere non solo i numeri delle misure cautelari stabilizzarsi, ma iniziare a diminuire, fino a non essere più necessarie.



















































