Sabato 18 aprile la presentazione nella Basilica di Santa Maria Assunta. L’autrice restituisce voce alla comunità attraverso il Catasto Onciario del 1753
CASTEL DI SANGRO – Sabato 18 aprile 2026, alle ore 18.30, presso la Basilica di Santa Maria Assunta, sarà presentato il volume di Angela Caruso dal titolo “Una città prima della città. Castel di Sangro nel Settecento”. L’opera propone una rilettura originale e approfondita della storia sangrina, concentrandosi sul XVIII secolo come momento decisivo nella formazione dell’identità urbana della città.
Lontano dalle tradizionali narrazioni centrate su eventi e grandi protagonisti, il volume restituisce voce e centralità alla vita quotidiana della comunità: famiglie, mestieri, spazi, relazioni sociali e dinamiche economiche diventano i veri protagonisti di una storia “dal basso”. Attraverso l’analisi del Catasto Onciario del 1753 e di altre fonti documentarie, la dottoressa Angela Caruso ricostruisce con rigore e sensibilità la struttura sociale ed economica di Castel di Sangro, evidenziando come la città si sia formata non per atti ufficiali, ma attraverso processi lenti, fatti di lavoro, adattamento e memoria condivisa.
Ne emerge il ritratto di una comunità resiliente, capace di affrontare crisi, trasformazioni e calamità, mantenendo una forte continuità identitaria. Il volume si propone così non solo come un contributo alla ricerca storica locale, ma anche come uno strumento di riflessione sul significato stesso di “città” e sulle radici profonde delle comunità contemporanee.
All’incontro interverrà Don Domenico Franceschelli. L’evento, aperto a tutta la cittadinanza, rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire le origini del tessuto urbano sangrino e per riflettere su come la storia quotidiana di gente comune possa raccontare molto più di quanto non facciano i grandi avvenimenti. La scelta della Basilica di Santa Maria Assunta come sede della presentazione non è causale: cuore spirituale e sociale della città, essa stessa testimone silenziosa di quei processi lenti di formazione identitaria che il volume intende raccontare.
“Troppo spesso – spiega Angela Caruso – la storia locale si è concentrata su date e nomi illustri, dimenticando che una città la fanno soprattutto le persone comuni, i loro lavori, le loro case, le loro relazioni. Il Settecento è stato per Castel di Sangro un secolo cruciale, di passaggio e di consolidamento. Con questo libro ho voluto restituire dignità a quelle vite anonime che, senza clamore, hanno costruito le fondamenta della Castel di Sangro che conosciamo oggi”.
L’opera si inserisce in un filone di storiografia contemporanea che valorizza la microstoria e l’approccio dal basso, offrendo al lettore non specialista ma anche al semplice appassionato una chiave di lettura accessibile e avvincente. Attraverso le pagine del volume, prende forma un affresco vivido della società sangrina del Settecento: i mestieri che animavano le botteghe, le famiglie che si tramandavano saperi e patrimoni, gli spazi del vivere comune come le piazze, le chiese e i fondachi.
Un capitolo particolare è dedicato all’analisi del Catasto Onciario del 1753, una fonte documentariadi inestimabile valore che, come una fotografia dell’epoca, restituisce con precisione la composizione demografica, la distribuzione della ricchezza e le gerarchie sociali della Castel di Sangro settecentesca. Grazie a questo strumento, l’autrice ha potuto ricostruire non solo i nomi e i cognomi delle famiglie dell’epoca, ma anche i loro redditi, le proprietà immobiliari, gli attrezzi da lavoro e persino gli animali da allevamento.
“Un lavoro certosino – commenta Don Domenico Franceschelli – che restituisce dignità storica a chi finora era rimasto ai margini delle narrazioni ufficiali. È un libro che fa bene non solo a chi ama la storia, ma a chiunque voglia capire cosa significhi appartenere a una comunità. Il contributo di Angela Caruso è prezioso e resterà un punto di riferimento per gli studi sulla nostra città”.
L’appuntamento di sabato 18 aprile si preannuncia quindi come un momento di alta divulgazione culturale, capace di attirare non solo gli addetti ai lavori ma anche un pubblico più ampio, sensibile ai temi dell’identità locale e della memoria condivisa. L’ingresso è libero e gratuito.






















































